Guido Fabiani.
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Il veterano.
Brevi Racconti.
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1922. A. Vallardi Stampa, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato dal "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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FICTION PER RAGAZZI. BIBLIOTECA POPOLARE ILLUSTRATA PER I FANCIULLI.
diretta da GUIDO FABIANI.
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Indice.
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IL VETERANO.
IL MUSEO DI NENA.
UNA INGRATA.
MALCONTENTO.
MUCCHE E PECORELLE.
Il Buon Esempio.
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Fine Indice.
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IL VETERANO.
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Quando i monelli del paese vedevano passare il vecchio Gaspare, ravvolto in un cappotto tutto a toppe e rammendi, gli gridavano in coro:
- Oh, quando ti presenterai alla leva?
- Ti assegneranno ai bersaglieri!
- Come son lustri, i bottoni della tua divisa!
Il vecchio sorrideva un momento, scuoteva la testa mal coperta da un berretto militare logoro quanto il cappotto; poi il suo occhio si velava di tristezza. Egli allora affrettava il passo come per fuggire ai cattivelli.
Ma, sovente, erano i monelli a fuggire, quando Menico, il fornaio, un uomo tutto cuore, usciva sulla soglia della bottega e diceva:
- Finitela, disutilacci e tristi, che non siete altro!
Una volta, Menico si inviper pi dell'altre e, se i monelli non fossero stati svelti a darsela a gambe, sarebbero piovute legnate in compagnia delle parole. Il fornaio li rincorse un bel po', e quando vide che tanto non li avrebbe raggiunti, grid
- Se faceste voi, il vostro dovere, come l'ha fatto costui! Vergogna! Vergogna!
Nando, il figlio del medico, che non prendeva mai parte alle cattive azioni dei suoi compagni di scuola, aveva veduto e udito dalla soglia di casa sua la scenata. Appena il buon Menico rientr borbottando nella bottega, egli usc e si avvicin al vecchio Gaspare, che intanto aveva deposto il sacco sopra alcuni tronchi accavallati sul margine della via. Gaspare faceva il cenciaiuolo e girava di paese in paese col sacco sulle spalle.
- Vi molestano, nevvero, quei monellacci? Oh, sono cattivi, molto cattivi!
Il vecchio, stupto forse di trovare un fanciullo che gli parlava dolcemente e con rispetto, lo guard sorridendo bonariamente, e poi disse:
- Tanto... mi ci sono avvezzo. E poi... non sanno quello che fanno!
- Pure dovrebbero rispettarvi. Menico, il fornaio, ha detto test che ne avete fatte, di belle cose, nella vostra vita!...
- Io? - disse il cenciaiolo. - Ma nulla, piccino; proprio nulla.
- Nulla? Oh, non  vero: Menico sa come parla e non dice bugie.
- Ma nulla, figliolo! O che cosa fai tu, a scuola?
- Sto attento e studio - rispose Nando, che non comprendeva il perch di quella domanda.
- Bravo: vale a dire che fai il tuo dovere. Bene, anch'io ho fatto il mio dovere, e nient'altro!
In quella, Menico, ch'era tornato sulla porta e aveva udito il dialogo, entr a dire:
- Se domandi a lui, non ha fatto nulla; ma te lo dir io, quel che ha fatto: A diciassett'anni ha combattuto a Milano, nelle cinque giornate, e l'anno dopo, nel 1849, sotto le mura di Roma. Da Roma era fuggito il Papa: col s'era costituita la repubblica. La Francia mand allora un esercito contro la grande citt, per distruggere il governo popolare e richiamarvi il Papa. Accorsero tosto molti italiani a difendere Roma dagli stranieri. Garibaldi li capitanava. Fra essi era il nostro Gaspare, che aveva abbandonato interessi e famiglia per offrire il suo braccio alla Patria. Egli fu della legione di Luciano Manara, che fece prodigi di valore nel maggio del 1849. Nel 1859, nel 1860, nel 1866, Gaspare fu dappertutto dove si pugnava, sempre animato dal desiderio di contribuire alla liberazione della Patria. Torn carico di ferite e di medaglie, quando l'Italia fu libera, e visse lavorando onestamente per guadagnarsi il pane. Ora, vecchio di settant'anni, gira ancora i paesi faticando, pur di non stendere la mano a chiedere la carit. Imparassero da lui, imparassero, quel fannulloni de' tuoi compagni!
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Nando, che proprio il d prima aveva udito dal babbo che a Turate c' una casa di ricovero per i veterani, pens: "O perch il vecchio Gaspare non potrebbe esservi ricoverato?" E corse dal babbo suo.
- Ci abbiamo gi pensato, col Sindaco e con la Giunta - disse il medico, facendo una carezza al suo tesoretto - e le pratiche sono a buon punto.
In fatti, quindici giorni dopo, il vecchio Gaspare partiva per Turate. Gli avevano rifatto per l'occasione gli abiti, gli avevano consegnato una sommetta come ricordo: ed egli non pareva pi quello di prima, a vederlo!
Tutto il paese lo accompagn alla stazione; ed erano, nella folla, silenziosi, anche i monelli soliti a schernirlo.
Ma, pur sapendo che per lui erano finiti gli stenti e le pene, non tutta la gente era contenta di vederlo partire: molti pensavano che non avrebbero forse pi riveduto il buon vecchio, il quale, dopo aver dato alla Patria il suo sangue, aveva insegnato con l'esempio come si debba vivere lavorando, e come nessun lavoro, per quanto umile, disonori l'uomo.
 IL MUSEO DI NENA
La mamma, rovistando un d nel cassettone di Nena per una matassina di seta che le occorreva, si trov davanti al pi curioso e inaspettato dei musei: pezzi di catenella, uncini, medagliette, chiavi, lucchetti arrugginiti, spilli dalla capocchia colorata, scatoline di metallo, lembi di pizzo.
- Che  tutta questa roba? - disse lei. - Da quando in qua la mia bambina  diventata una collezionista di cose vecchie?
Ma subito le venne un pensiero, che la rattrist:
- Senza dubbio Nena fa baratti con le compagne. Ah, la piccola cattiva! Ella sa bene ch'io non voglio! Or ora, appena rincasa, ce la vedremo fra noi, signorina!
Nena rincas giuliva come il solito, e corse a baciare la mamma.
- O che hai? - le chiese, mortificata, vedendo ch'essa non rispondeva al bacio con la solita dolcezza.
- Ho saputo che una bambina disobbedisce la mamma e fa baratti.
- Oh! - fece Nena, come se non si trattasse di lei - quella  una bimba cattiva. Ma tu non sei la sua mamma  e non te ne deve importare!
- Ah, non sono la sua mamma e non me ne deve importare? Anche sfacciatella,  la Nena mia?
Nena guard la mamma coi suoi grand'occhi aperti, senza comprendere.
- E questa roba, che cos'? - disse la signora severamente, aprendo il cassetto e indicando le carabattole.
La fanciulla arross e abbass gli occhi senza rispondere.
- Non rispondi, nevvero? Ah, che brava figliola! Non soltanto hai disobbedito la mamma tua; ma hai mentito come la peggiore delle fanciulle. Vergogna! vergogna! E con chi hai barattato tutta questa roba?
- Con nessuno, mammina.
- Ancora bugie? ancora finzioni? Ma che cos' diventata mai la mia Nena?
-  roba comperata, mamma; comperata da me - disse finalmente la fanciullina dopo un po'. - Ho speso ogni mattina i due soldi con cui avrei dovuto acquistare la cioccolata per la colazione.
- Peggio che andar di notte! Sprecare i soldi in sciocchezze e privarsi del companatico necessario!!
- Oh, mamma, mamma! - grid allora Nena, che non ne poteva pi. E le si slanci al collo, e, le disse piano un segreto, un bel segreto del suo cuoricino di bimba buona.
La mamma la guard un istante negli occhi, poi sorrise e tempest di baci il visetto lacrimoso della sua figliola, dicendo
- Cara, cara, la mia brava, la mia buona bambina! E io che avevo sospettato di te!... Brava, Nena! Brava, Nena!
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Il segreto di Nena lo dico subito a voi: la mamma sua me l'ha confidato ed io non so tacerlo
Lungo la via, presso un ponte, era ogni d una povera vecchia cenciosa, piena di miseria; ma una di quelle vecchie, che non si adattano al triste espediente di stendere la mano. Oh, piuttosto sarebbe morta, la vecchia Serena, anzich chiedere la carit! Tutto il d, ella faceva calzette e sedeva presso un piccolo banco, su cui erano schierate cento carabattole raccolte qua e l: roba fuori d'uso, roba di nessun valore, fra cui per talvolta qualche passante trovava piccoli oggetti che gli occorrevano. Nena, tante volte s'era sentita stringere il cuore, vedendo quella grama vecchia e quella povera roba; e finalmente, un mattino, le era venuto il pensiero di comperare da lei qualche cianfrusaglia col soldone della cioccolata. Ah! il pan solo, quel giorno, le era parso saporitissimo, perch la benedizione della vecchia le aveva lasciato nel cuore una grande dolcezza. E da quel d, ogni mattina era un soldone di pi nella tasca della vecchietta e una carabattola di pi in quella di Nena.
Ecco perch ella aveva un museo di... antichit, e perch la mamma, conosciuto il segreto del suo bel cuore, l'aveva coperta di baci.
Dal d appresso, invece d'un soldone per la cioccolata  nelle tasche di Nena ce n'eran due: Cos il museo si accrebbe di continuo, senza che la colazione ne soffrisse.
 UNA INGRATA
Appena giunta lass, alla casetta di nonna, che sorgeva sull'alto del monte, in mezzo a una vasta spianata, Lena era corsa a rivedere le cose e i luoghi lasciati l'anno precedente. Fido, il vecchio cane di guardia, che le aveva fatto subito tante feste, aveva il solito canile, al solito posto. Anche la ciotola del cibo, era sempre quella... Segno che i cani han pi giudizio di taluni figlioli, che rompono tutto ci che toccano! La gabbia degli uccelletti, la colombaia, la conigliaia, la stalla, la rimessa, l'orto, il giardino, tutto era come nell'estate trascorso. Soltanto gli alberelli, i cespi di giaggiolo e le siepi, sembravano ingranditi. Ma anche Lena s'era fatta pi alta e pi robusta: Gli anni passano, cos per le piante come per le bambine!
Ma Lena aveva trovato una novit, una grande novit: la gallinella bianca, che l'anno prima ella aveva lasciata poco pi grande di un pulcino, ora, fatta robusta e bella, aveva intorno a s i suoi piccoli figli: otto pulcini, usciti dal guscio da pochi giorni.
Ah, come eran belli! e quanta cura n'aveva la brava chioccia, che li guidava a cibarsi smovendo col becco la terra, sminuzzando i bocconi troppo grossi, privandosi del cibo pur ch'essi ne avessero.
Lena fece alla chioccia la pi gran festa; ma quella non parve molto contenta, n molto sicura, poich raccolse i pulcini sotto le ali e schiamazz.
La bimba pens allora che bisognava rabbonirla, e, da quel momento in poi, quattro, cinque volte al d, eccola in cerca della chioccia, per recare minuzzoli di polenta, briciole di pane, grani, ad essa e ai pulcini.
Fu cos che Lena, chioccia e pulcini, divennero i pi grandi amici del mondo.
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Ma l'amicizia dur poco: in fondo all'orto, Lena aveva un'aiola tutta sua. Con la pala, ella soleva smovere la terra, piantare e trapiantare per gioco cespi d'insalata e altre pianticelle, tolte, col consenso della nonna, ad altre aiole.
Era un... pasticcetto curioso, quell'aiola! Ma la bimba ne andava orgogliosa, come se fosse stata un capolavoro.
Figuratevi come restasse un mattino; quando trov sovr'essa e chioccia e pulcini, penetrati da un buco della siepe!
Che devastazione! quasi tutte le pianticine, divorate, e la terra tutta smossa e sconvolta dalle zampe e dai becchi!
- Ingrati! ingrati! - grid la bambina piangendo! - Questo  il compenso del bene che vi ho fatto?
Ingrati davvero! Ma Lena, piccola ancora, non sapeva che l'ingratitudine non  propria soltanto delle bestie, e che esse, alla fin fine, son bestie, e non hanno molta colpa se sono ingrate.
Peggio  assai quando l'ingratitudine viene dai nostri simili, e viene dai figlioli ai genitori, che fanno tanto per essi e sono spesso cos mal ricompensati.
Oh, Dio voglia che Lena non faccia mai nella vita, alla mamma e al babbo suo, ci che la gallina e, i pulcini di nonna han fatto a lei!
 MALCONTENTO
Non passava ora che Bista non si lamentasse di tutto e di tutti: i suoi fratelli - a sentirlo - erano cattivi; i suoi compagni di gioco, scompiacenti; i suoi trastulli vecchi e noiosi. Il vestitino non era bello abbastanza; i cibi non erano di suo gusto; i libri, stucchevoli. Ah, quanto era infelice, quel fanciullo annoiato e malcontento!
- Gli  perch - diceva sovente la zia Prassede - tu non hai nulla da fare e per questo ti annoi; gli  perch non ti movi, non corri come i fratelli e come gli amici tuoi, e preferisci starsene seduto e ozioso.
Ma andate a far rinsavire certi cervellini malati!
Mentre Bista se ne stava le ore corrucciato e annoiato, sovente veniva a scuoterlo una voce allegra: Era Meo Salvetti, un ragazzino sui dodici anni, che passava con la secchia di muratore sugli omeri, tutto bianco di calce sul vestito di fustagno e sulle mani. Ah, Meo pareva il ritratto del cuor contento! Come Bista lo invidiava!
Ma una mattina, parve a Bista d'aver trovato chi fosse ancor pi infelice di lui, chi meritasse non invidia, ma compassione: Nel mezzo della via erano venuti due piccoli fanciulli, due suonatori: lei, una bimba vestita alla napoletana, con le nacchere fra le dita; lui un fanciullo magro e pallido, che cavava da una vecchia chitarra note lente e malinconiche. Cantavano tutti e due al suono dell'istrumento e delle nacchere; ma parevano singhiozzi, le loro parole!
Era quello un meriggio caldo: nessuna finestra si aperse sulla via; nessun soldo piovve - ad eccezione di quello di Bista - a confortare i piccoli suonatori.
Essi sedettero finalmente presso un muricciolo, all'ombra d'un albero, per sbocconcellare un tozzo di pane. Bista pens al desinare fatto poc'anzi, alla sua tavola piena d'ogni ben di Dio, e si sent stringere il cuore.
And di l, chiese alla mamma un po' di cibo per quei due, e scese a portarglielo egli stesso:
- Chi sa che vita di stenti! - egli, pens, mentre scendeva le scale.
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Essi gliela narrarono, la loro vita dolorosa: Una volta avevano una mamma, un babbo tutti e due, laggi, nella bella Napoli; ma babbo era morto in mare e la mamma lo aveva raggiunto in cielo pochi anni dopo. Orfani e soli, erano stati raccolti da un cantastorie, che toglieva loro tutto quanto guadagnavano suonando e cantando.
- Ah, signorino! - concluse il ragazzo - che cosa pagherei per essere ancora laggi, nella mia Napoli, con Nennella mia: Eravamo tanto felici nella nostra casetta! Nelle ore libere, si pescava in riva al mare; a sera, si cantava... e cantava anche lei, la mamma nostra. Potessimo almeno tornare dov'essa riposa! -
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Bista, da quel d, non parve pi lui: il racconto dei piccoli suonatori, lo aveva fatto rinsavire. Oh, quanta, quanta gente v'era nel mondo, infelice davvero! Che mancava a Bista? Nulla: Egli aveva mamma e babbo che lavoravano per lui, una bella casa, belle vesti, tutto ci che un fanciullo pu desiderare... Ah, se davvero egli avesse provato a non lasciarsi vincere dall'ozio?
Egli si prov; e la noia scomparve, e il malcontento se n'and, e la sua vita gli parve un'altra.
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MUCCHE E PECORELLE.
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Le pecorelle, brucavano e brucavano l'erba alta, e pensavano:
- Auff! sempre qui, sempre qui dalla mattina alla sera: erba, erba e nient'altro che erba! Beate le nostre grandi sorelle, le mucche: almeno esse girano in su e in gi da una prateria all'altra, con una bella campana al collo, e possono, quando vogliono, entrare nello stagno per abbeverarsi e per bagnarsi. Noi vi siamo condotte una volta al giorno dal pastore; e guai se tentiamo di entrare nell'acqua! La bacchetta del brav'uomo  pronta a farci passare l'uzzolo.
Proprio in quel momento, le mucche della prateria entravano nello stagno: bevevano a lunghe, a grandi sorsate, e sollevavano poi la bocca stillante, ruminando.
Poi allungavano il collo, allargavano le narici, socchiudevano gli occhi e muggivano.
- Bee! beeee! - rispondevano le pecorelle.
- Aspettatemi un momento - disse la pi giovane alle compagne. E salt di l del chiuso.
Le altre fecero la stessa cosa, e le tennero dietro, belando, verso l'acqua. Bevettero tutte; poi la prima, adagio adagio, entr nello stagno.
Ah, che dolce frescura! Com'era piacevole il sentirsi l'acqua salire fino alla groppa.
Ma ad un tratto, che , che non ? il terreno le manc sotto le zampe! La pecorina si agit belando, e poi scomparve sotto la superfice.
- Bee! beee! - fecero l'altre pecore; e stavano per imitare la sorella avanzandosi dov'essa era sparita, quando in buon punto capit il pastore a cacciarle di l, a salvarle.
Il domani, la pecorina imprudente galleggiava inerte e gonfia sull'acqua...
Figlioli, la favola  breve; ma ha un significato che voi avrete gi capito. Non occorre quindi ch'io ve lo spieghi.
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FINE.